Diversità culturali e formazione internazionale.
flags

Itim Italy

Il primo sito interamente dedicato a chi vuole lavorare con successo e accrescere la propria competitività sul mercato globale, scoprendo tutte le competenze necessarie per comprendere, gestire e collaborare con culture diverse dalla propria.

“Vivere in culture così diverse tra loro è stata un’esperienza straordinaria”

E’ questa la storia di Giulietta Sacconey e Paolo Cerruti, piemontesi che anni fa anno deciso di lasciare l’Italia partendo da Torino e passando tra Francia, Inghilterra, India e Giappone prima di stabilirsi in California.

Entrambi laureati, lei in lettere e lui in ingegneria, partiti subito dopo la laurea di Paolo per farsi le ossa all’estero, prima a Londra e poi a Parigi in quanto, racconta, “Non erano ancora gli anni della crisi per i laureati, si trovava lavoro in Italia e non c’erano motivi particolari per partire, ma l’esperienza fatta in Francia durante gli studi aveva aperto nuovi orizzonti, c’era voglia di confrontarsi con sfide stimolanti”.

Dopo 7 anni il trasferimento in Giappone, nonostante le differenze culturali di certo impegnative la famiglia si adatta abbastanza facilmente, bambini compresi, che già sapevano “cosa voleva dire vivere lontani dal proprio paese d’origine” e successivamente quello nella ‘più difficile’ India, dove Paolo Cerruti è stato chiamato come dirigente in una multinazionale e dove la famiglia cui è stata solo un anno prima tornare in Europa.

Dopo 2 anni dal rientro la scelta di trasferirsi in California, dove la famiglia vive da tre anni e mezzo e dove sembra andare davvero molto bene. “Crescere in Silicon Valley è qualcosa di grandioso” – raccontano – “anche se il sistema educativo è completamente diverso. Per i ragazzi è un regalo bellissimo, una sfida continua. Chiara, 15 anni e mezzo, comincerà il penultimo anno di liceo; Camilla, 13 anni, è all’ultimo anno di Middle School; Federica, 18 anni, si è spostata a New York dove frequenta la New York University. Tutti abbiamo imparato a vivere in contesti culturali diversi, parlano più lingue, conoscono le regole relazionali di un paese. Anche se la troppa competitività può essere un problema: i ragazzi sono abituai a dover tirare fuori le unghie, a gridare ci sono anch’io. Si vive in un mondo di successo, circondati da gente che fa cose interessanti: essere semplicemente normali può essere insopportabile”.

Tornare? Per il momento no, dicono. Molto dipenderà dalle scelte di vita delle ragazze. Ma, considerate queste premesse, è davvero difficile che decidano di tornare stabilmente in Italia.

Tag:, , , ,

Inserito in Io lavoro nel mondo: diversità quotidiane, Primo piano