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Thron, la piccola Google di Padova che assume i cervelli italiani all’estero

Creare impresa puntando sugli italiani sparsi nel mondo. E’ questa la scelta di Thron, startup che si avvia a divenire una vera impresa fondata a Padova da Nicola Meneghello e Dario De Agostini con l’idea di sviluppare un prodotto in grado di gestire tutte le relazioni tra persone che avvengono in via digitale, accentrando tutti i contenuti della comunicazione in un unico punto.

“La mia visione è stata quella che il digitale sarebbe stato il principale canale nel quale si sarebbero costruite le relazione fuori e dentro le aziende. Volevo semplificare con un mio prodotto il lavoro all’interno di un’impresa, gratificando l’esperienza del cliente”, racconta Nicola Meneghello, “e il mercato ci sta dando ragione. Non potevamo pensare di inventare un sistema standard, mentre potevamo pensare di fare quello che in autonomia, alle spalle, prende tutto ciò che viene sviluppato e lo accentra in termini di conoscenza e contenuto”.

Una storia tutta italiana, nata dalla voglia di creare un’azienda legandola al nostro territorio ed all’innovazione, non per forza partendo dalla Silicon Valley, terra dei sogni per la maggior parte degli startupper.

Da startup ad azienda il passo è ormai breve: Thron sta per aprire una sede a Londra e ha deciso di puntare su quei cervelli che dall’estero ‘fuggono’ per venire in Italia, come nel caso di Debora Marrocchino, nata a New York ed ex marketing director di Invision e Michele Montonati, che ha lavorato in Oracle Italia maturando esperienze all’estero tra Inghilterra, Austria, Israele e Belgio.

“Abbiamo sempre creduto che il modo migliore per costituire una squadra di lavoro sia puntare sulle persone prima che sulle competenze” – racconta Dario De Agostini – “e crediamo molto in una struttura composta da team in cui il livello di competenza e partecipazione da parte di tutti è molto alta. Non abbiamo una suddivisione in progettisti, analisti, sviluppatori. Ciascuno segue tutto il ciclo di progettazione. Questo fa sì – spiega De Agostini – che tutte le persone possano portare il valore aggiunto in qualsiasi momento. La sfida è trovare persone con tutte queste competenze, a volte nei colloqui nemmeno chiediamo le capacità tecniche, mente cerchiamo di capire quanto una persona sia appassionata nella creazione di qualcosa di suo, in modo viscerale e quanto ne viene appagata. Questo è l’elemento fondamentale ed è una caratteristica umana, non tecnica. Fa parte del carattere della persona”.

“In Italia soffriamo della ‘sindrome di Calimero‘ – continua De Agostini in un’intervista ad Adnkronos – tendiamo ad essere ipercritici nei nostri stessi confronti. Ho contatti con persone al di fuori del territorio italiano abbastanza regolarmente e con gli italiani all’estero. Ci stiamo facendo una brutta pubblicità, spesso traspare un’opinione del lavoro in Italia che non meritiamo“.

Come dargli torto.

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