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Questioni sociali e differenze culturali fotografate da Erica Canepa

(copyright ericacanepa)

Europa, Asia, Sudamerica, tre continenti molto diversi tra loro, dove le differenze culturali sono evidenti. Compito di Erica Canepa, fotografa sarzanese ora stabilitasi a Londra, fotografarle in un viaggio interculturale che ha dato vita ad un reportage decisamente interessante.

Inizia così l’avventura lunga vari anni di Erica, intenta nel raccontare storie di differenze sociali grazie all’obiettivo della sua macchina fotografica, fedele compagna di questi anni.

“Ero in quarta liceo – ricorda Erica – e quel viaggio mi ha fatto capire che avrei potuto camminare da sola per il mondo adattandomi alle varie culture e districandomi in luoghi che non erano quelli di casa. Un’esperienza fondamentale che ha acceso il mio interesse vero per le vite degli altri. In quei mesi si parlava pochissimo della dittatura (dal 1976 al 1983), io ne sapevo poco ma le persone erano restie a ricordare quei fatti. Proprio in quel periodo però si cominciò a parlare dei figli dei desaparecidos che erano stati presi e “adottati” dai militari, ragazzi cresciuti senza saperlo in famiglie che non erano le loro e complici dell’omicidio dei veri genitori. A Buenos Aires ci sono tornata poi per la tesi, trovando un ambiente molto diverso che mi ha permesso di realizzare il reportage “The Remaining” fotografando i luoghi di detenzione e tortura degli oppositori del regime”.

Un passaggio importante per Erica è stato quello che l’ha portata in Sudafrica a Johannesburg ed in Egitto prima, vissuto in due occasioni fra il 2007, ben prima della “Primavera araba” e il 2014 dopo la rivoluzione. “La prima volta – afferma – ero andata per uno stage rimanendo per 4 mesi con una famiglia. I moti erano molto lontani e in quel periodo la gente non pensava ad un’alternativa a Mubarak mentre quando sono tornata sono andata a vedere cosa era rimasto rendendomi conto che la rivoluzione non aveva cambiato molto. Mi aspettavo un Egitto nuovo e più fresco ed invece era tornato a stagnare come durante il regime. Ho trovato una generazione di trentenni depressi che vivevano come un fallimento l’aver versato molto sangue inutilmente ed ho avvertito un paese ostile nei confronti degli stranieri occidentali, un sentimento dovuto anche alla grande attenzione mediatica che la zona aveva avuto durante le rivolte”.

Per approfondimenti: http://ericacanepa.format.com/

 

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