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La signora del vino calabrese che piace all’estero

36 ettari tra la Sila ed il mare, in un terreno molto argilloso della provincia di Cosenza, coltivato da un ingegnere con la passione dell’agricoltura. E’ qui a Montalto Uffugo che negli anni sessanta nasce la Tenuta Terre Nobili, che sta portando grandissime soddisfazioni a livello internazionale per Lidia Matera, figlia di quell’ingegnere ed ora alla guida dell’azienda.

Agronoma esperta, fa parte del 30% delle donne che in Italia sono a capo di un’azienda vitivinicola ed ama unire tradizione  e tecnologia, purchè “venga rispettata l’uva”, 100% biologica, che viene raccolta di notte in modo che arrivi fresca in cantina e, colta tra i 18 ed i 20 gradi, eviti che fermenti durante il trasporto consentendo poi un raffreddamento più rapido. Un’attenzione alla qualità dei prodotti tipica del Made In Italy, che porta l’azienda ad effettuare sulle viti circa 44.000 interventi di sfogliatura e svariate analisi sull’uva che comprendono anche la valutazione della consistenza della polpa, del gusto dei vinaccioli e dell’odore delle bucce.

Un impegno riconosciuto anche a livello internazionale, attraverso premi e riconoscimenti di altissimo livello.
L’ultimo, recentissimo, ha consegnato a Lidia due medaglie di bronzo con i rossi del 2013 Cariglio (Magliocco dolce, Magliocco canino 100%) e Ipazia (Nerello cappuccio e mascalese 100%) al Decanter World Wine Awards 2015, uno dei più importanti e riconosciuti concorsi vinicoli mondiali. Se si guardano gli ultimi anni la lista è infinita: Alarico 2012 è stato Second Best Red Wine alla rassegna “Sense of Wine” di Roma; Cariglio 2010 medaglia d’argento al Concorso Mondiale di Bruxelles; Teodora 2010 miglior vino rosso d’italia secondo l’esperto Luca Maroni; Santa Chiara 2010 Encomio particolare al Decanter World Wine Awards del 2012, etc.

“I miei figli? Greco e Magliocco, vitigni autoctoni che ho riscoperto tra le tante varietà ereditate da mio padre – racconta – quando ho iniziato a occuparmi dell’azienda ho selezionato le marze, eseguito delle microvinificazioni e scelto l’uva più ricca di gusto e di profumi, affidandomi solo alle mie sensazioni. Sono una donna felice – ammette – ma lo sarò ancora di più quando vedrò i miei nipoti, che vivono e studiano a Bologna, dedicarsi con amore a questa terra”

Fare impresa non è semplice e questo territorio merita un approfondimento in questo senso. “Una donna imprenditrice qui viene difficilmente considerata come un caposquadra – spiega Lidia – e quando mi dicevano che quello che chiedevo io non si poteva fare, li mettevo di fronte all’evidenza: facevo tutto da sola, pretendendo però che mi guardassero. In 20 anni siamo passati da 8mila a 80mila bottiglie, pochi dipendenti fissi, molti stagionali, in genere sempre gli stessi. Siamo ancora piccoli, ma non vogliamo sacrificare la qualità del prodotto. Ho contenuto i prezzi e scelto le bottiglie più belle: volevo che il mio vino fosse bevuto, circolando nelle enoteche e nella media e alta ristorazione”.

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