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Gli italiani all’estero sono davvero una risorsa

Si sente spesso affermare quanto gli italiani all’estero siano una risorsa. Questa constatazione è però occasionalmente accompagnata da alcuni mormorii riguardanti il fatto che gli stessi paghino le tasse nel paese ‘ospitante’ e che quindi non contribuiscano in maniera attiva alla crescita del nostro Paese. Proviamo ad approfondire. Di questo si parla soprattutto in occasione delle votazioni, parlando del diritto di voto dei nostri concittadini all’estero, che porta con sè molti costi a fronte di risultati, sul fronte delle votazioni, spesso sotto le aspettative.

Bisogna però considerare quello che gli italiani all’estero fanno per le nostre imprese e come lanciano e supportano progetti che danno un valore aggiunto all’Italia in fatto di economia e di divulgazione delle nostre eccellenze. Un esempio è sicuramente l’iniziativa denominata “Usa l’Italia“, che partita nel 2009 giocava sul doppio-senso della parola Usa (inteso anche come utilizzare) per promuovere i prodotti italiani all’estero, soprattutto nei settori alimentare, moda e tecnologia. Fu un’iniziativa finanziata con 1,5 milioni di Euro che portò frutti per 15 milioni di Euro alle aziende coinvolte.

Altro interessante esempio è quello relativo al settore delle costruzioni, che nel 2013 ha fatturato 60 miliardi di Euro in commesse estere, soprattutto in stati, come il Venezuela, dove la presenza degli italiani è forte e molto importante. Secondo Cesare Saccani, dirigente del settore che sta cercando di sviluppare la propria azienda di costruzioni in India, i “knowledge workers di recente emigrazione costituiscono una risorsa preziosissima da sostenere e coinvolgere sempre più nella competizione tra reti organizzative per tre ragioni perché sono i primi e migliori promotori del Made In Italy e della nostra cultura nei paesi emergenti ed i veri conoscitori di mercati lontani e complessi”.

Non possiamo che essere d’accordo.

 

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