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Italia, Cina e la complementarietà nel modo di fare business

Cina e Italia sono due realtà molto diverse nel modo di fare business. Da una parte una nazione di vocazione dirigista, dall’altra la vera e propria terra delle PMI. La visita del premier cinese Li Keqiang a Matteo Renzi rafforza la possibilità di ampliare le collaborazioni tra i due stati.

Si tratta di un’incontro che ha molto di più di una visita di cortesia, grazie anche alle recenti acquisizioni di alcune quote minoritarie di società come Telecom, Eni ed Enel da parte di capitali cinesi, per certi versi una novità per l’Italia, che fino a qualche anno fa era estranea a operazioni di questo tipo da investimenti made in Cina.

Questo è un punto di partenza che l’Italia deve cogliere per alimentare l’interesse da parte da quella che attualmente è la seconda economia mondiale, puntando sul valore dei prodotti e sulla qualità italiana, oltre che sulla complementarietà che contraddistingue questi due stati. Attualmente l’Italia è al 21esimo posto relativamente ai partner commerciali in ingresso e al 25esimo rispetro a quelli in uscita, risultati sicuramente migliorabili e che portano con sè ampi margini di crescita.

Questa complementarietà, che mette in contrapposizione una nazione, l’Italia, vocata per fattori dimensionali e culturali, per lo più sviluppata in PMI capaci di ottenere risultati straordinari se paragonati alle poche risorse a disposizione e ad una managerializzazione spesso poco sviluppata e dall’altra la Cina, Paese a forte vocazione dirigista capace di sviluppare una specializzazione per verticale creando veri e propri colossi a livello internazionale. Unendo le forze e completandosi a vicenda entrambi gli Stati hanno la possibilità ci crescere in maniera proficua per entrambi anche perchè, non dimentichiamocene, gli italiani rappresentano l’eccellenza nei settori di primario interesse per la Cina, come nell’agricoltura, nell’aerospaziale, nello urban planning, nelle tecnologie ambientali, nei beni di lusso e nella sanità.

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