Diversità culturali e formazione internazionale.
flags

Itim Italy

Il primo sito interamente dedicato a chi vuole lavorare con successo e accrescere la propria competitività sul mercato globale, scoprendo tutte le competenze necessarie per comprendere, gestire e collaborare con culture diverse dalla propria.

Claudio Storelli e la sua storia di successo grazie a Wayne Rooney

Il successo di un italiano in terra straniera è da una parte una splendida soddisfazione, ma dall’altra nasconde un filo di malinconia derivante dal fatto che l’Italia non è stata capace di tenere in case una mente di successo. Vi raccontiamo oggi la storia di Claudio Storelli, 31enne che ha fondato negli Usa la Storelli Sports, società che si occupa di indumenti protettivi per il calcio, utilizzati anche dal campione del Manchester United Wayne Rooney.

Partiamo dal curriculum, dove scopriamo che negli Usa ci è arrivato a soli 15 anni e senza particolari conoscenze dell’inglese, colmate grazie ad una grandissima tenacia e voglia di fare che l’ha portato ad iscriversi, l’anno dopo, alla Stanford University per laurearsi a soli 20 anni. A seguire un master in legge alla Columbia Law School a soli 23 anni ed esperienze come consulente alla McKinsey e in Bloomberg L.P. .

Tre anni fa la vera e propria svolta: assieme a Jing Liang fonda la Storelli Sports salendo alla ribalta quando Wayne Rooney ha utilizzato in campo il caschetto protettivo da loro ideato, che ha aiutato nella distribuzione dei prodotti a livello mondiale, dagli Usa al Canada, dalla Colombia all’Australia e l’Italia.

“Ho avuto modo di vivere in California e poi spostarmi nella città più affascinante e divertente del mondo: New York racconta Storelli – ho potuto studiare a Stanford e alla Columbia e poi lavorare in società leader nel loro settore come McKinsey e Bloomberg. E tutto ciò partendo dal nulla perché non conoscevo nessuno negli Stati Uniti.

Un sistema che incentiva al successo pensato per dare opportunità dove, continua Storelli, “è proprio la meritocrazia che mi ha fatto rimanere. Qui non è la nazionalità a spaventare, ma piuttosto il fatto che tu non riesca a comunicare in modo efficace. Un leader deve essere un ottimo comunicatore ed è difficile che le persone siano ispirate e motivate a seguire qualcuno che non si sa esprimere in modo eloquente e convincente. Ci sono grandi vantaggi come il fatto che se inizi a parlare con una bella ragazza in un bar, ti rendi subito interessante e simpatico, ma nel mondo della finanza può – anche se nel subconscio – essere preso meno sul serio di un altro, quello tedesco in primis”.

Il segreto per entrare nei “meccanismi” del popolo americano?  “Non è l’età che ferma le persone, almeno qui – conclude –  Io sono arrivato daunderdog, senza famiglia o amici, e potevo solo mettere giù la testa e lavorare. Così sono entrato a Stanford a 16 anni. Sono sempre stato il più giovane in ogni ambiente di lavoro o a scuola, ma questo non è  mai stato importante. Ho imparato che vieni accettato solo se ti sai comportare da persona che appartiene al gruppo in cui sei. Il ciò non vuol dire essere arroganti o fingere di essere più vecchi, ma ammettere quello che non sai e giocarti le carte che hai senza paura”.

Tag:, , ,

Inserito in Io lavoro nel mondo: diversità quotidiane, Primo piano