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Dalla borsa di studio al successo: la storia di tre startup italiane che guardano all’estero

Dall’idea all’azienda il passo è lungo e complicato. Non per Cosimo Palmisano, Luca Ruiu e Luca Rossettini, tre giovani under 40 che partendo da una borsa di studio hanno costruito tre aziende capaci di raggiungere ottimi risultati nel proprio settore di appartenenza, sia in ambito nazionale che al di fuori dei nostri confini. Vediamo le loro storie di successo…

Partiamo da Cosimo Palmisano, pugliese 37enne fondatore della Ecce Customer, startup che propone un software innovativo che dà la possibilità alle imprese di dialogare con i propri clienti fidelizzandoli attraverso i social network e trasformandoli in potenziali consumatori. L’azienda è partita in Italia ed è sbarcata nel mercato statunitense grazie anche all’aiuto del fondo Alex Johnson che è rappresentato il più grande investimento fatto da un fondo di private equity americano in una startup di software italiana con 15 milioni di dollari.  Al suo interno Cosimo si affida sia a talentuosi italiani che a top manager americani, in modo da creare un connubio di professionalità e di culture davvero interessante.

Diverso settore uguale successo quello del 38enne Luca Ruiu di Sassari, che sviluppa metodi per preservare frutta e verdura senza il bisogno di antiparassitari attraverso la sua azienda Bioecopest, conseguendo nel 2012 il Premio Nazionale per l’Innovazione conferito dal Presidente della Repubblica Italiana. L’obiettivo è lanciare sul mercato globale un biomoschicida naturale. I primi passi fanno presagire un possibile concreto successo dell’iniziativa.

Decisamente più particolare e legata al settore aerospaziale la storia di Luca Rossettini, vicentino che ha messo in piedi la D-Orbit, società che si occupa del “decommissioning” di satelliti, ovvero che sviluppa dispositivi in grado di rimuovere i satelliti artificiali dalla propria orbita al termine della loro vita operativa. Il suo successo è partito dalla Silicon Valley, grazie anche all’internship in NASA ed al supporto del fondo di venture capital italiano Fondamenta SGR, che ha permesso di aprire la sussidiaria a San Francisco. Luca ed il suo team hanno vinto anche la Building Global Innovators competition, e sono approdati al MIT di Boston, dove stanno pianificando una missione che li porterà a rimuovere per la prima volta un vero satellite. D-Orbit è oggi l’unica azienda a proporre un dispositivo che potrebbe arrestare l’aumento sistematico di detriti attorno alla Terra: l’unica che ha fatto un primo fondamentale passo per risolvere il problema dell’inquinamento spaziale.

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