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L’alta cucina italiana conquista l’Oriente

L’enogastronomia italiana di qualità guarda ad Est: dalla Turchia agli Emirati Arabi ed al Giappone sono sempre di più gli sbarchi degli chef italiani con progetti ed iniziative legate molto spesso anche ad i grandi marchi del cibo Made In Italy. Le difficoltà rimangono quelle del passato, soprattutto legate alle profonde differenze culturali e di mentalità, che con il tempo però abbiamo imparato a superare.

Un esempio arriva da Annie Feolde, che già nel 1992 sbarcò in Giappone per aprire l’Enoteca Pinchiorri in Ginza, a Tokyo, nel 1992, quando allora l’unico ristorante occidentale era la Tour d’Argent. “La mia scommessa – racconta Annie – fu quella di fare cucina italiana, ma italiana davvero, impiegando prodotti locali al posto di quelli italiani non disponibili. Non potevo avere le triglie del Tirreno? Usavo l’amadai, il pesce più simile alla triglia. Molti meno problemi ho incontrato nel 2007 quando abbiamo aperto a Nagoya, all’interno del Toyota Building, sia nel selezionare e formare il personale, sia soprattutto per la maggior facilità nel reperire i prodotti”.

Discorso simile quello di Claudio Sadler, proprietario di un ristorante gourmet tra il 2003 ed il 2008 sempre a Tokyo prima di passare a Pechino (tra il 2008 ed il 2012), dove a fronte di buoni risultati la difficoltà nell’intendersi con il popolo cinese soprattutto nell’applicazione dei contratti, nel rispetto degli accordi e dei pagamenti è stato un ostacolo che ha portato Sadler alla chiusura del capitolo “oriente”.

Da segnalare l’imminente sbarco a Tokyo da parte di Heinz Beck con due ristoranti, uno in stile formale e l’altro più casual, dove è presente anche Eataly con ben otto ristoranti

Una delle piazze particolarmente attive è sicuramente Hong Kong, dove il Made In Italy è promosso da Otto e Mezzo di Umberto Bombana e da L’Altro di Philippe Léveillé e Daniela e Mauro Piscini. “La competizione è forte, qui ci sono tutti i più grandi nomi della ristorazione mondiale, dagli Adrià a Ducasse, ma l’interesse per la nostra cucina è altissimo. È una sfida stimolante. Senza particolari problemi per l’approvvigionamento, riesco a proporre la mia cucina italiana, appena smorzata nel sale, ma senza compromessi. Anzi, trovo qui persino una maggior disponibilità ad accettare le innovazioni“.

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