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Quando le aziende italiane conquistano la Cina

Sono sempre di più le aziende italiane che hanno conquistato con successo l’Oriente e soprattutto la Cina, terra nel  quale il Made In Italy appare decisamente apprezzato. Vi avevamo parlato di due settori, quello tecnologico e quello vinicolo, che avevano raggiunto ottimi successi nella terra della Grande Muraglia ed oggi andiamo a presentare tre aziende italiane che hanno combattuto la crisi partendo alla conquista di nuovi mercati d’Oriente.

Storie di successo, come quello della brianzola Eldor (Elettronica Orsenigo), che cambiata la produzione da appartati tv a bobine per l’industria automotive, approdata nel 2009 in Cina a Dalian, città dal basso inquinamento e da un porto importante, si trova ora con 8 linee di produzione per 50 milioni di pezzi, 300 dipendenti e un fatturato che nel 2014 arriverà a 45 milioni con clienti quali BMW garantiti fino al 2022, oltre alle maggiori compagnie automobilistiche Giapponesi. L’azienda ha mantenuto un’impostazione ed uno stile italiano ed il successo è arrivato, a detta del Presidente Pasquale Forte, grazie all’equazione velocità più cambiamento.

Altro esempio di trionfo di italianità arriva sicuramente da Massimo Roj, Presidente ed Amministratore Delegato del Progetto CMR, società specializzata in urban planning, costruzioni, interior designL’avventura cinese in questo caso parte nel 2003 a Tianjin ma i primi anni non sono stati semplici. “Fu chiaro da subito in cosa noi italiani siamo carenti: nel muoverci come sistema, come Paese – racconta Roj – Abbiamo lavorato a stretto contatto con il preside della Facoltà di Architettura: lui non parlava inglese, noi non sapevamo il cinese. Abbiamo comunicato con l’architettura e ci siamo capito tanto a fondo che ancora oggi ospitiamo studenti del secondo anno del Master per formarli in sei mesi”.

Percorso di successo ma inizialmente complesso soprattuto a causa delle differenze culturali quello di Comeve, azienda leader nella produzione di componenti per moduli fotovoltaici, che è sbarcata in Cina nel 2011. “È un Paese che ha una cultura del lavoro e delle relazioni molto diverse dalla nostra – racconta il Presidente Pier Luigi Miciano – è difficile entrare in sintonia. Il nostro successo è dovuto al fatto che la vendita sia tutta cinese, quindi a un sistema di relazioni strutturato ad hoc. Ecco, direi che il segreto è questo: trovare bravi professionisti cinesi in grado di comprendere la cultura occidentale. O magari il contrario, bravi italiani che conoscano a fondo lingua e usanze locali.

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