Diversità culturali e formazione internazionale.
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Le imprese italiane e l’importanza della formazione cross-culturale

Puntare sulla formazione cross-culturale per affrontare in modo vincente i processi di internazionalizzazione delle imprese. Questa è la formula proposta da Francesca Prandstraller, docente a contratto presso il Dipartimento di management e tecnologia dell’Università Bocconi.

Secondo una ricerca di Italia Multinazionale (Banca dati Reprint 2012) nel mondo le aziende italiane vantano oltre 27.000 filiali, cubando un fatturato di oltre 565 miliardi di euro e dando lavoro a 1,5 milioni di dipendenti. Dati che confermano il sempre maggiore interesse verso tematiche vicine all’internazionalizzazione e che rendono necessaria una formazione utile ad approcciare nella maniera corretta i diversi Paesi e le diverse culture.

Questo fenomeno riguarda non più solo le multinazionali, ma soprattutto le imprese di medie posizioni, che diventano quindi delle proprie micro-multinazionali.

La formazione diventa quindi elemento essenziale e le imprese devono essere in grado di formare e trattenere le persone con il maggiore potenziale, a prescindere dalla loro provenienza geografica, in quanto l’obiettivo è proprio quello di renderle autonome a lavorare in contesti internazionali e multi-culturali.

“Il management efficace delle risorse umane nei business internazionali – scrive Francesca Prandstralle – così come la qualità dei manager assegnati a incarichi internazionali sono fattori determinanti del successo o del fallimento delle operazioni all’estero.  Così come per gli espatri tradizionali, anche per gli incarichi emergenti una corretta selezione è la chiave fondamentale per il successo. Recenti ricerche hanno evidenziato che, nel reclutamento per incarichi a breve termine, la selezione raramente avviene seguendo criteri formalizzati, ma piuttosto secondo criteri di segnalazione da parte di persone di fiducia, oppure rapporti preesistenti consolidati, e valutando innanzitutto il possesso di competenze tecniche piuttosto che interculturali”.

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