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Usa, Ue e la “linea rossa” culturale francese

L’enciclopedia Treccani definisce “eccezione culturale” la “deroga al principio del libero mercato, finalizzata a proteggere l’identità e le specificità di una cultura dal rischio di una progressiva convergenza verso un modello culturale unico”. Tema particolarmente caldo in questi mesi, in quanto tutti i 27 paesi dell’Europa hanno deciso in modo unanime di escludere il settore audiovisivo dal nuovo trattato di libero scambio con gli Stati Uniti (voluto fortemente dal Presidente Obama) vincendo la resistenza degli stati meno favorevole dalla tutela delle differenze culturali.

Vittoria quindi da parte di Parigi (appoggiata da tutti gli Stati Europei, Italia compresa) che ha permesso di tutelare la propria ‘industria culturale in modo intelligente e con pluralismo, resistendo all’impero Hollywoodiano ed al cosiddetto sistema cinematografico unico.

Il principio e la pratica dell’eccezione culturale significa, tra le altre cose, investimenti pubblici a sostegno della produzione ‘europea, quote obbligatorie di film europei nei cinema e nelle televisioni, tassazione dei film extraeuropei e prezzo controllati dei libri.

Un modo per aiutare a coltivare i propri talenti tramite incentivi allo sviluppo dell’intelligenza locale (inteso sia come stato singolo che come Unione Europea), in modo da aiutare lo sviluppo interno di fronte ad un’egemonia, quella americana, che viene in questo modo contrastata.

Nel frattempo la Francia ha deciso di seguire una linea molto aggressiva per tutelare gli autori dei libri e dei film e i compositori musicali: i produttori di smartphone, difatti, dovrebbero pagare una tassa dell’1%, e anche sui tablet venduti, così come i colossi di internet, che si vedranno ‘prelevare’ dai 200 ai 260 milioni di euro dalle tasse che andrebbero a autori, compositori, attori, musicisti e scrittori francesi.

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